Sentenza storica 

Nel silenzio quasi generale e’ avvenuta ieri in Italia una rivoluzione: una sentenza della Magistratura italiana ha, per una volta, rovesciato il conformismo giustizialista e il pregiudizio antiscientifico dilaganti. E ha affermato, con coraggio, il primato della razionalita’ sull’emotivita’, sulla demagogia e sull’irrazionalita’. Non accadeva da anni. La Cassazione ha bocciato la richiesta di indennizzo avanzata da un padre che asseriva che il figlio avesse contratto l’autismo a seguito del vaccino antipolio Sabin. Per la prima volta da tempo i giudici hanno respinto l’assalto, demagogico e populista, alla razionalita’ scientifica, al primato del parere tecnico dei medici e al senso civico dello Stato, spesso ridotto a mucca da mungere di sciacalleschi risarcimenti. Quel che piu’ conta sono le motivazioni portate dai giudici. Si affermza, con sobria razionalita’, che l’autismo e’ una patologia di cui “non è tuttora ipotizzabile una correlazione con alcuna causa nota in termini statisticamente accettabili e probanti”, che “non sussistono ad oggi studi epidemilogici definitivi” che attestino una correlazione tra vaccini ed autismo e che “la scienza medica citata non consente allo stato di ritenere superata la soglia della mera possibilità teorica della sussistenza di un nesso di causalità”. Ecco la vera svolta: non basta ipotizzare la “possibilita’ teorica” di un nesso tra patologia e causa sociale. Bisogna provarla e attestarla con l’autorita’ dell’opinione medica. Non degli stregonismi degli ambientalisti. Occorre una solida evidenza scientifica ed epidemiologica. Su questa base l’intera storia giudiziaria italiana degli ultimi anni, in tema di ambiente e salute, andrebbe riscritta. Con motivazioni come quella di questi eroici giudici di cassazione l’Ilva di Taranto non sarebbe stata chiusa e fatta fallire, tanti impianti energetici non sarebbero stati bloccati, tante demagogiche guerre all’industria, al lavoro, allo sviluppo non sarebbero state incoraggiate da sentenze populiste. E, anzitutto, non sarebbe dilagata la pretesa sciamanica di sentenze e campagne volte a stabilire, senza una procedura scientifica, una chiara espressione della medicina, una provata evidenza epidemiologica il nesso causale tra tumori e processo industriale. Come e’ stato appunto nel caso dell’Ilva. O in bislacche sentenze sull’impatto della telefonia cellulare. Applausi ai giudici di Cassazione. E, speriamo, che facciano scuola.  

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Lodo Travaglio 

Travaglio e’ la vera testa politica del grillismo. Aspira a fare del Fatto Quotidiano la nuova Repubblica del ventennio del nuovo secolo, al servizio di un’operazione strategica: lo sdoganamento dei 5 stelle e la loro trasformazione in una forza che “puo’ andare al governo”. Come Repubblica negli anni 90 del vecchio secolo, Travaglio costruisce il Nemico: per il giornale di Scalfari era il berlusconismo, per Travaglio e’ il renzismo. Travaglio ha illustrato ieri su Il Fatto la strategia e la tattica, un lodo diremmo, il suo lodo per portare i 5 Stelle al governo: trasformarli in forza politica che fa alleanze. Farli diventare adulti. Per Travaglio il problema italiano e’ “parlamentarizzare l’ansia di cambiamento degli elettori dei 5 Stelle”. Che, malgrado attacci ed errori, sono, secondo lui nei sondaggi, primo partito “ad un passo da Palazzo Chigi” e avranno, pero’, bisogno di voti in Parlamento per raggiungerlo. Travaglio indica ai grillini la soluzione: fare appello alla sinistra per costruire una maggioranza. A parti rovesciate Grillo dovrebbe fare, dice Travaglio, come Bersani nel 2013: proporre un governo di “cambiamento” con l’appoggio della sinistra. Fare, dunque, nel 2018 quello che Grillo non consenti’ a Bersani nel 2013. Facendo un errore storico: apri’ le porte al Nazareno e al renzismo, “con la regia di Napolitano”, il nemico. Ora che al Quirinale Napolitano non c’e’ piu’ l’operazione, secondo Travaglio, puo’ ritornare realistica e possibile. Ma quale sinistra puo’ consentire una tale operazione e fare una maggioranza con i 5 Stelle? Travaglio e’ chiaro: una sinistra che non puo’ essere, ovviamente, Renzi, il nuovo Berlusconi. Ma nemmeno puo’ essere quella unitaria di Prodi o Pisapia (un po’ balubba ai suoi occhi), che sognano il “campo di centrosinistra”. E allora? Ecco Bersani. E’ l’uomo giusto: propose questa stessa operazione nel 2013; e’ quello che ha sdoganato l’idea dei Stelle al governo definendoli il “nuovo centro”, una “forza arrabbiata di centro”; non e’ la sinistra antica e piccista di D’Alema che ancora straparla di “autosufficienza”. Bersani, secondo Travaglio, e’ piu’ moderno di D’Alema: non giudica piu’ proponibile piu’ la versione riformista della sinistra di 20 anni fa, quella del blairismo e del clintonismo ( era l’idea- forza di Veltroni e della nascita del Pd); parla il linguaggio della nuova sinistra populista e protezionista, quella dei Corbyn , dei Sanders, dei Melanchon; propone una strategia “pragmatica”, non ideologica ma di “cose da fare”. Ecco il Bersani che Travaglio propone come traghettatore del M5S al governo. Per me la costruzione di Travaglio e’ realistica ed, anche, inconfutabilmente fondata. E Bersani, indubbiamente, nella pletora dei blatanti e blateranti del mito dell’Ulivo, si distingue per incisivita’ e consapevolezza dei limiti di quella mitologia di sinistra ulivista. Ecco il disegno di Travaglio. Ha un corollario: presuppone che a sinistra ci sia la definitiva sanzione della divisione in due liste, quella del Pd e quella di un MdP egemonizzato da Bersani. Ne prendano atto Prodi e Pisapia e Orlando. Io propongo di opporre al “lodo Travaglio” un lodo Renzi, anzi un lodo Pd: “dialoga con il Pd chi esclude, anche in linea di principio, wualunque intesa postelettorale con i 5 Stelle”. E’ quello che Orlando chiede verso la destra. Lo chieda anche verso il ” nuovo centro arrabbiato” di Grillo e compagni. E vediamo cosa rispondera’ l’MdP di Bersani. Oppure Orlando non esclude, neppure lui, che si possano preferire Di Maio e Di Battista.