Lodo Travaglio 

Travaglio e’ la vera testa politica del grillismo. Aspira a fare del Fatto Quotidiano la nuova Repubblica del ventennio del nuovo secolo, al servizio di un’operazione strategica: lo sdoganamento dei 5 stelle e la loro trasformazione in una forza che “puo’ andare al governo”. Come Repubblica negli anni 90 del vecchio secolo, Travaglio costruisce il Nemico: per il giornale di Scalfari era il berlusconismo, per Travaglio e’ il renzismo. Travaglio ha illustrato ieri su Il Fatto la strategia e la tattica, un lodo diremmo, il suo lodo per portare i 5 Stelle al governo: trasformarli in forza politica che fa alleanze. Farli diventare adulti. Per Travaglio il problema italiano e’ “parlamentarizzare l’ansia di cambiamento degli elettori dei 5 Stelle”. Che, malgrado attacci ed errori, sono, secondo lui nei sondaggi, primo partito “ad un passo da Palazzo Chigi” e avranno, pero’, bisogno di voti in Parlamento per raggiungerlo. Travaglio indica ai grillini la soluzione: fare appello alla sinistra per costruire una maggioranza. A parti rovesciate Grillo dovrebbe fare, dice Travaglio, come Bersani nel 2013: proporre un governo di “cambiamento” con l’appoggio della sinistra. Fare, dunque, nel 2018 quello che Grillo non consenti’ a Bersani nel 2013. Facendo un errore storico: apri’ le porte al Nazareno e al renzismo, “con la regia di Napolitano”, il nemico. Ora che al Quirinale Napolitano non c’e’ piu’ l’operazione, secondo Travaglio, puo’ ritornare realistica e possibile. Ma quale sinistra puo’ consentire una tale operazione e fare una maggioranza con i 5 Stelle? Travaglio e’ chiaro: una sinistra che non puo’ essere, ovviamente, Renzi, il nuovo Berlusconi. Ma nemmeno puo’ essere quella unitaria di Prodi o Pisapia (un po’ balubba ai suoi occhi), che sognano il “campo di centrosinistra”. E allora? Ecco Bersani. E’ l’uomo giusto: propose questa stessa operazione nel 2013; e’ quello che ha sdoganato l’idea dei Stelle al governo definendoli il “nuovo centro”, una “forza arrabbiata di centro”; non e’ la sinistra antica e piccista di D’Alema che ancora straparla di “autosufficienza”. Bersani, secondo Travaglio, e’ piu’ moderno di D’Alema: non giudica piu’ proponibile piu’ la versione riformista della sinistra di 20 anni fa, quella del blairismo e del clintonismo ( era l’idea- forza di Veltroni e della nascita del Pd); parla il linguaggio della nuova sinistra populista e protezionista, quella dei Corbyn , dei Sanders, dei Melanchon; propone una strategia “pragmatica”, non ideologica ma di “cose da fare”. Ecco il Bersani che Travaglio propone come traghettatore del M5S al governo. Per me la costruzione di Travaglio e’ realistica ed, anche, inconfutabilmente fondata. E Bersani, indubbiamente, nella pletora dei blatanti e blateranti del mito dell’Ulivo, si distingue per incisivita’ e consapevolezza dei limiti di quella mitologia di sinistra ulivista. Ecco il disegno di Travaglio. Ha un corollario: presuppone che a sinistra ci sia la definitiva sanzione della divisione in due liste, quella del Pd e quella di un MdP egemonizzato da Bersani. Ne prendano atto Prodi e Pisapia e Orlando. Io propongo di opporre al “lodo Travaglio” un lodo Renzi, anzi un lodo Pd: “dialoga con il Pd chi esclude, anche in linea di principio, wualunque intesa postelettorale con i 5 Stelle”. E’ quello che Orlando chiede verso la destra. Lo chieda anche verso il ” nuovo centro arrabbiato” di Grillo e compagni. E vediamo cosa rispondera’ l’MdP di Bersani. Oppure Orlando non esclude, neppure lui, che si possano preferire Di Maio e Di Battista. 

 

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