L’ottimismo: reato in Italia. 

Viviamo di fake news. Due su tutte: l’Italia e’ il paese della disoccupazione giovanile record; l’Italia e’ il paese piu’ insicuro tra i paesi ricchi. Non e’ vero: ne’ l’uno ne’ l’altro. Quando si mette mano ai numeri reali emerge la sorpresa. Viviamo di autorappresentazioni e di nenie catastrofiste che sono piu’ dannose e distorcenti della realta’ falsata che raffigurano. Il problema e’ che le news fanno la realta’. E non viceversa, come dovrebbe essere. Il politically correct degli opinionisti ci travolge. Stamane Il Foglio, sempre piu’ una riserva di politically uncorrectness, cioe’ di anticonformismo informativo, riporta numeri e dati sui due fenomeni, disoccupazione giovanile e sicurezza del paese, che sconvolgono consolidate rappresentazioni e luoghi comuni. Leggetevi, vi prego, i due brillantissimi articoli-inchiesta di Cerasa e Cingolani su sicurezza e disoccupazione. E troverete documentata la truffa informativa in cui viviamo circa lo stato reale del paese. Quella che alimenta la bolla mediatica populista, di destra e di sinistra, antipolitica e catastrofista che sta logorando il sistema nervoso della Nazione. Pensate che Renzi e’ stato accusato di “ottimismo” come fosse un reato. E’ diventato biasimevole, in questo paese, rappresentare un bisogno di normalita’, realta’, aspirazione a star meglio. Viviamo nella sovraeccitazione continua e permanente, nell’autofustigazione, nel doverci parlar male addosso, sui titoli sparati. Ogni giorno si annuncia e si segnala, grazie ai giornali, un’emergenza nazionale e catastrofi alle porte: ieri i disoccupati, oggi le rapine e gli omicidi Poi vedi i numeri reali e ti accorgi: che crimini, rapine, omicidi calano da 7 anni; che i giovani disoccupati sono 525.000 su 5 milioni e 800 mila; che 4 milioni e piu’ di giovani sono “inattivi per volonta’”. E non per costrizione. Mantenuti da famiglie che nei 7 anni tascorsI hanno visto crescere risparmi e ricchezza ( Banca d’Italia); che aumentano a dismisura i posti di lavoro inevasi ( rifiutati per i motivi “vani” piu’ vari). E’ cosi’, con la realta’ negata e nascosta, che si alimenta il catastrofismo sociale, il brodo di coltura della disgregazione e del “sovversivismo dal basso” ( Gramsci) che porta voti ai populisti. E alle loro ricette semplificatrici: armiamoci ( Salvini) o ” sussidi a tutti, reddito di cittadinanza” ( Grillo). Col corollario ipocrita, naturalmente, che per entrambi i ciarlatani la colpa dei nostri( falsi ) problemi e’ della… Merkel. E dell’ottimismo di Renzi. 

Stupidita’ incandescenti

I grillini al governo saranno ricettacolo di ogni stramberia. Ci sono persone (ambientalisti di mestiere, intellettuali sedicenti di sinistra, giornali in cerca di allarmi sociali ecc)  che passano il loro tempo a inventarsi una battaglia cretina, purche’ catastrofista e mostruosamente costosa per l’erario, su cui cercare di catturare l’attenzione. A Roma, governata dai 5 Stelle, trovano terreno fertile: i pentastallati promuovono sciocchezze megagalattiche ( contro i vaccini, le scie chimiche, le mammografie ecc)  a ritmi industriali. Un gruppo di persone a Roma si e’ inventata, ohibo’, la battaglia contro i led, i nuovi sistemi di illuminazione (diodi ad emissione luminosa) che, in numerose applicazioni (dall’illiminazione interna ed esterna agli elettrodomestici), stanno sostituendo le vecchie lampade alogene e insidiano quelle a incandescenza. I led sfruttano una tecnica che realizza notevoli risparmi di efficienza (e dunque di costo) dell’energia elettrica: non riscaldano filamenti di metallo ad altissima temperatura, come nelle comuni lampadine, bensì un diodo, piccolo dispositivo fatto di materiale semiconduttore (silicio, germanio o indio). Il passaggio di corrente, attraverso questo diodo, genera emissione diretta di luce in base a un fenomeno detto elettroluminescenza. Cio’ evita dispersione di energia ( in forma di calore), inefficienza nell’uso dell’elettricita’ e garantisce durate, con minori costi e usi versatili del sistema. La tecnologia led ha ricevuto nel 2014 il Nobel per la fisica. Ormai il 70% della illuminazione da esterni ( domestica) e’ a led e il 40% quella degli interni. L’Europa promuove e incentiva l’innovazione delle lampade led. Oggi un gruppo di intellettuali e associazioni ambientaliste ( Legambiente) fanno appello alla giunta Raggi, come giunta “amica”, evidentemente, perche’ sostituisca i nuovi sistemi di illuminazione pubblica a led (impiantati dalle passate amministrazioni) con i vecchi sistemi a incandescenza o analogici: gli stessi che gli ambientalisti hanno avversato da anni per sostituirli con i led.  A Roma, spalleggiato da un noto urbanista, conservazionista di tutto, Vezio De Lucia, Legambiente ha cominciato la guerra ai led. Si sono inventati che “disturbano la vista, confondono chi guida e…oscurano i monumenti”. La tecnica degli ambientalisti e’ la solita. Come per altre tecnologie ( es, l’eolico), sono stati tra i principali sostenitori della tecnologia Led quando occorreva spendere per sostituire i vecchi sistemi alogeni o a incandescenza. Ora che sui led si e’ affermata un’industria e una rivoluzione in campo energetico si mobilitano contro. E promuovono battaglie costose per sostituire i sistemi che loro stessi hanno ( con costi) sollecitato. Pazzesco. Non si capisce su che base tenica si allarma la gente con affermazioni sul “disturbo di chi guida”: come se ne sono accorti? quanti incidenti sono dovuti ai led? Quanto ai “monumenti oscurati dai led” : di recente e’ stata completata a led l’illuminazione della …Cappella Sistina. E, state certi, su tecnologia e innovazione chi dirige i beni culturali del Vaticano non e’ secondo a nessuno. Tantomeno a Legambiente e De Lucia. Sciocchezze dunque: come quelle delle scie chimiche, della lotta ai vaccini o alle mammografie. Sciamanismo. Ecco l’Italia a Cinque Stelle. 

Renzi o Grillo

I sondaggi fino al 4 dicembre ( compreso) davano, abbondantemente il Pd primo partito. Se ricordate bene la preoccupazione di alcuni ( anche autorevolissimi politici) era, piuttosto, il ballottaggio ( previsto dall’Italicum). Si diceva:” e’ rischioso perche’ nel confronto diretto tra Pd ( primo partito) e 5 Stelle ( sondo partito) al ballottaggio, i populisti di Grillo possono vincere. E questo sarebbe un tragedia immane. Meglio eliminare il ballottaggio”. Si presumeva che, in un’elezione proporzionale secca. il Pd sarebbe risultato primo partito e il pericolo 5 Stelle sarebbe stato rimosso. Per questo fu cambiato l’Italicum. Con la adesione della minoranza Pd. Poi, con l’abbattimento del governo Renzi, il quadro politico e’ cambiato. Si e’ indebolito l’argine antipopulista rappresentato, fino al 4 dicembre, dal Pd. Si e’ scientificamente operata, a tavolino, una manovra per indebolire il Pd. Gli ingenui pensavano che la scissione del Pd fosse immotivata, dovuta a contrasti sulle date o a incompatibilita’ tra Renzi e i capi scissionisti. Non era vero. Sospetto da tre anni che a dividere il Pd non sia il carattere di Renzi, “uomo solo al comando”. Una balla ipocrita e bugiarda. A dividere il Pd e’ un’opposta lettura della realta’ e un’opposta prospettiva politica. Direi una divisione strategica e di “analisi delle forze in campo”. A dividere e’ il giudizio sui 5 Stelle. Per gli scissionisti sono una forza di centro, il “nuovo centro” con cui e’ possibile allearsi. E’ questo che sostengono da tre anni. Dopo il 4 dicembre questo loro giudizio insano e’ diventato, addirittura, una condotta politica: si e’ indebolito il Pd, con la scissione, per favorire un cambio politico: non una prospettiva di governo del Pd con alleati antigrillo ( compresa la destra non estremista e populista) ma una prospettiva di governo 5 stelle con alleata la sinistra senza Renzi. Ecco il disegno degli scissionisti. Sostenuto da quella parte del potere di opinione ( stampa, tv) , da settori del potere economico, da un sindacato e politici di varia ispirazione che sinsono gia’ rassegnati alla vittoria di Grillo. E che, come scrive da tempo, e inascoltato, Angelo Panebianco, hanno concorso a costruire una egemonia dei 5 Stelle nella nostra societa’. con l’antipolitica, l’antieuropeismo, il giustizialismo a senso unico, l’ammiccamento a tutte le prepotenze e le velleita’ dei populisti ( a partire dal reddito di cittadinanza). Mentre i n Europa i moderati e la sinistra di governo sono un argine verso il populismo ( dalla Spagna, alla Germania, dall’Olanda alla Francia) in Italia si abbassa la guardia. E il populismo viene dichiarato ( Bersani) addirittura un nuovo centro. Con cui fare un centro-sinistra, per intenderci. E’ Weimar: un settore della sinistra si e’ piegato al grillismo, il nuovo sovversivismo ( termine gramsciano tra i piu’ belli e duraturi) e la versione italiana del populismo sfascista di destrasinistra. Che e’, per fortuna, perdente in Europa ma puo’ vincere in Italia. E, stavolta, grazie al ruolo ancillare e servile di una parte della sinistra che ha rotto e indebolito il Pd per renderlo battibile alle elezioni. Un atto scellerato che puo’ causare la rovina del Paese. E farci diventare una pericolosa anomalia in Europa con i populisti al governo. Saremo noi la nuova Ungheria dell’est. E gli altri divranno difendersi dall’Italia. sara’ verso di noi che dovranno farsi i muri! Attenti, a questo punto, al ruolo di cavallo di troia del ministro Orlando. La posta in gioco, con le primarie del Pd, e’ divenuta chiara: ” o Renzi o Grillo”. Apriamo gli occhi. E’ in gioco l’Italia. 

Strabici

Il Pd  sottovaluta il voto moderato. Dalla Spagna all’Olanda ( passando, speriamo, per Francia e Germania) questo voto sta cambiando la geografia politica europea: sta frenando il populismo che, fino a ieri, sembrava vincente. C’e’ un elettorato centrista e moderato, spaventato dall’estremismo populista e dalla sua retorica antieuropea, che sta reagendo. Questo elettorato e’ socialmente maggioritario in Europa. E anche in Italia. Ma era sembrato, per molto tempo, distaccato, indifferente, diviso, passivo. Ora che il populismo, il lepenismo, il nazionalismo, il trumpismo si sono fatti pericolo “reale”, i cittadini europei si ribellano. Soprattutto essi avvertono che l’Europa e’ lo scudo rispetto alle ricette dei populisti. Gli elettori moderati europei, la maggioranza, avvertono che affrontare le novita’ del mondo (dall’immigrazione al terrorismo, da Putin al trumpismo) con il sovranismo, il nazionalismo e l’autarchia dei populisti sarebbe un disastro. La maggioranza dell’elettorato in Europa, percio’, si sta ribellando al populismo e al radicalismo estremista. E in Italia? Siamo strabici. Siamo l’unico grande paese europeo in cui, specie grazie alla restaurazione del sistema proporzionale, un partito populista, i Cinque Stelle,  puo’ diventare primo partito. Che fanno, allora, i partiti che dovrebbero reagire a questo pericolo? Si voltano dall’altra parte. Forza Italia scivola a destra verso gli estremisti antieuropei di Lega e fascisti. E il Pd? Sarebbe, sulla carta, l’unico argine al populismo. Ma e’ paralizzato da un incredibile e farsesco fenomeno: il suo dibattito politico e’ monopolizzato, condizionato e sviato in una direzione unilaterale, elettoralmente inutile e perdente, la sinistra. Diversamente che in Europa dove i populisti sono fronteggiati da leader vincenti,  che parlano a tutto il fronte elettorale, dal centrosinistra ai moderati, al centrodestra europeista e liberale, in Italia Renzi e’ costretto a confrontarsi  solo a sinistra.  Tutti imsuoi avversari o i contendenti si collocano a sinistra. E questo indebolisce il discorso del Pd. L’agenda del Pd e’ costretta a fare i conti con inutilita’, ubbie ideologiche, arcaismi che, elettoralmente, hanno un solo effetto: insospettiscono e impauriscono i moderati e li tengono lontani dal Pd. Alfano, in questo, non ha torto. Renzi e’ costretto a fare i conti con una realta’ apparente: che oggi, in Italia, esista un problema della sinistra. Falso. In Europa l’unica sinistra che sembra resista alla dissipazione e’ quella dell’Spd che governa con i moderati, e’ accesamente europeista e non cincischia con i populisti o non divaga coi simbolismi fossili della vecchia sinistra inutile ed arcaica ( come i socialisti francesi o i laburisti inglesi). Tra scissionisti, Sel, Sinistra Italiana, liste Pisapia, Camusso, Landini, Orlando, Emiliano- il caravanserraglio degli interlocutori con cui Renzi e’ costretto ad avere a che fare, tutti sedicenti di “sinistra”- Renzi rischia di perdersi i moderati.  Questo caravanserraglio e’ una sorta di “pensiero unico” che sta intrappolando e paralizzando il Pd con una falsa tesi e una rappresentazione surreale della realta’ : che il problema del Pd sia a sinistra. Mentre e’ l’opposto: perdere l’elettorato moderato. Tra tanti candidati e avversari di sinistra, Renzi avrebbe bisogno, forse, di un contendente dal versante opposto: qualcuno che gli ricordi che, per vincere le elezioni, lui ( l’unico che puo’) dovrebbe somigliare di piu’ ad europeisti, moderati e liberali, come Rutte, Rajoy, Macron, Merkel, lo stesso Shultz, che non ad una sinistra che non ad uno di….sinistra. 

Sindacati-partito e riformisti depressi 

I vouchers non li ha concepiti Renzi ma i governi precedenti ai suoi. Questo non significa che non fossero una misura giusta. E coerente con una strategia riformista, razionale e di modernizzazione del mercato del lavoro. E’ la Cgil che non fa il suo mestiere: toglie una regola (il voucher che regola un’attivita’ e concede qualche contributo) per tornare al nero. Azzoppando una possibilita’ di lavoro regolarizzato a fasce deboli e disagiate della popolazione ( giovani, disoccupati, pensionati) . Contro il lavoro, dunque. Come l’altro referendum che la Cgil propone e su cui il governo, ovviamente, cede: quello sugli appalti. Nel silenzio e nell’ignoranza generale si compie un secondo misfatto per il lavoro. Abolendo la norma, sottoposta a referendum, le aziende subappaltatrici di un’opera (la stragrandissima parte delle aziende negli appalti pubblici ) vengono allievate e deresponsabilizzate: non sono piu’ responsabili di cio’ che combinano nella gestione dell’appalto. E nemmeno della gestione dei loro dipendenti. Di tutto diventano responsabili le aziende a monte, quelle appaltanti. Una mostruosita’. Anzitutto per il lavoro. La Cgil ( ma questo vale dalla fine di Lama e Trentin) non e’ piu’ un sindacato. Ma un partito. Fa battaglie politiche e non sindacali. Nel caso degli appalti fa una battaglia simbolica “contro le grandi imprese” appaltanti ma calpestando gli interessi dei lavoratori delle imprese appaltatrici. La Cgil sa che l’unico risultato dell’abolizione della norma sugli appalti sara’ che avremo milioni di ricorsi, che ogni opera si blocchera’ per contenziosi e liti legali. Chi ne paghera’ lo scotto? I lavoratori delle ditte subappaltatrici ( milioni di persone) e, anche, di quelle appaltanti che precipiteranno, tutte, nella paralisi. E il lavoro si fermera’. Una frittata autentica. Il governo cancella due norme positive per il lavoro. Su proposta di un sindacato che fa politica e non fa piu’ il suo mestiere: difendere il lavoro. E non parlate di tattica, per favore. Non e’ lecito e si e’ visto raramente che un governo cancelli leggi giuste per evitare un referendum. Nella presunzione di perdere il referendum o con la pretesa di ammiccare ai suoi proponenti. Che rigore politico e’ questo? In un referendum anche i contrari all’abolizione di una legge dovrebbero avere voce in capitolo. Lo capisce il governo? Invece, con questo precedente, basta indire un referendum e, senza combattere, si abolisce una cosa giusta. E’ aberrante. Leggo sui post giustificazioni solo cretine di chi si interpreta fedele di Renzi. Fanno essi, stupidamente, di Renzi l’autore del cedimento alla Cgil ( a me non risulta che Renzi fosse li’ in parlamento ad abolire le norme). Mi piacerebbe sentire la sua opinione di cittadino. Il cedimento del governo, inoltre, viene motivato in modo ancor piu’ cretino e depressivo, tipo “avremmo perso”! E’ proprio vero: dopo le riforme battute, il 4 dicembre si e’ aperta la stagione delle controriforme: Il merito delle riforme scompare e con tratti di penna anche chi si dice riformista cancella riforme. Anche i riformisti sono rassegnati alla sconfitta. Di modernizzare l’Italia non se ne parla piu’. Tra sindacati-partito e riformisti depressi il lavoro  arretra. E l’Italia declina.  
 

E ora dedicatevi ad altro

Ora pero’, voi del Pd, non fatevi imporre l’agenda dagli scissionisti. Atttenti a entrare nella sindrome della “perdita”. E nell’ansia del recupero a “sinistra”. Lasciate al loro destino D’Alema e soci. Non parlatene piu’. E guardate al vero problema del Pd: la competizione con i 5 Stelle. E’ il pericolo, il tema, la preoccupazione per il Pd. Non la sinistra. E’ un errore che un ottimo ministro della giustizia come Andrea Orlando, ad esempio, cada nell’errore che ha fatto deragliare Bersani e D’Alema e, anche, il triste Cuperlo: l’idea che nel Pd ci sia un problema degli ex Ds da salvaguardare, proteggere e rappresentare. E’ una fesseria. Anche umiliante per gli ex Ds. Questa idea da ghetto degli ex Ds, questa visione ridicola e da WWF di Cuperlo che ci sia una “sinistra” interna umiliata da Renzi, ridotta nel Pd a riserva indiana da salvaguardare e da mettere in protezione dal moderatismo di Renzi, e’ una castroneria. Non la commetta Orlando. Non seguite le fumisterie depressive di Cuperlo. Lui e’ il contrario quello che gli ex Ds dovrebbero fare oggi. Anzitutto: capire che, con tutte le critiche che si possono fare, Renzi e’ l’asset elettorale del Pd. Non la sua palla al piede. Ed e’ un asset di tutto il Pd. Non della parte di esso che non proviene dai Ds. Non avrebbe senso alcuno che Orlando sfidasse Renzi alle primarie. Sarebbe un errore. Oggi e’ il momento di sciogliere gli ex Ds che rimangono nel Pd. E sostenere che il Pd con Renzi e’ il perno del centrosinistra. Finiamola con questa nenia cuperliana che ci sia una sinistra da soccorrere e proteggere, come un animale in estinzione, nel Pd: la sinistra che vale la pena di valorizzare oggi e’ il centrosinistra. E Renzi e’ l’unico che oggi puo’ esserne la guida. E finiamola pure, una volta che D’Alema se n’e’ andato, con questa balordaggine secondo cui il pd avrebbe un problema “a sinistra”. Ma dove? l’85 % degli elettori del Pd di Bersani restano col Pd di Renzi. E questa e’ la cecita’ di Bersani, trascinato dal perfido e vendicativo D’Alema. Il problema del Pd non e’ tanto recuperare a sinistra. Cosi’ si perde. Voi, anzitutto gli ex Ds, continuate a vedere la pagliuzza ( la sinistra) e non la trave (i Cinque Stelle). Il problema del Pd e’ diventare primo partito e aggiungere voti da tutte le direzioni,  per battere Grillo. Vedo che anche nel Pd che e’ rimasto con Renzi si fa strada questo virus per cui proporzionalismo significa rassegnarsi al meno, a fare il pieno dei soli elettori di appartenenza, a rinunciare alla vocazione maggioritaria. Assurdo. Il Pd, con Renzi, e solo il Pd, puo’ ancora proporsi di essere primo partito nell’Italia proporzionale. Non e’ un’ambizione. E’ una necessita’ democratica e nazionale. Senno’ tutti voi, con queste vostre inutili carabbattole, introverse e melodrammatiche, su questa eterna sinistra da evocare e salvaguardare, finirete per consegnare l’Italia a Grillo e al populismo E passerete alla storia come il partito di una piccola Weimar italiana. Pensate a un congresso per il rilancio del Pd. Altro che sinistra. 

Stoviglie color nostalgia 

Per dare un’anima alla prima scissione della storia nata sulla data di un congresso, hanno dovuto tirare fuori il cassetto. Non quello degli “attrezzi” (per governare), come diceva una metafora del Bersani che mi piaceva, ma quello delle ammuffite cartoline antiche, quello degli “ideali di gioventu'” e delle canzoni: “stoviglie color nostalgia”, cantava Guccini in un bellissimo pezzo della mia gioventu’. Non si accorgono che, invece, li stanno tradendo gli “ideali di gioventu”. Nella parte buona che avevano. I loro “ideali di gioventu’ erano anche i miei. Per questo dico: “not in my name, please”. Non fate le vostre miserabili cosucce agitando i “nostri” ideali di gioventu’. Non ne avete il diritto. Not in my name. Quelli che voi chiamate ” ideali” sono l’esatto contrario della burletta, dello scempio che state minacciando. I nostri ideali non erano quelli di dar vita a cosucce di sinistra. Non erano quelli di spaccare e frantumare la sinistra. Vi ricordo la “nostra” storia. Giorgio Amendola arrivo’ a definire un “errore politico” la stessa scissione di Livorno, l’atto di nascita del Pci. Quella scissione, ricordava Amendola, nacque con l’ illusione che l’Italia fosse in un “biennio rosso” ( 1919/1920) che avrebbe portato la rivoluzione e a “fare come in Russia”. Sfocio’, invece, nel suo opposto: l’avvento del fascismo e della dittatura. Dividere il Psi di allora sull’ultimatum “cacciate i riformisti o ce ne andiamo”, fu il Comintern da Mosca a imporlo al Psi, fu un errore, scrisse coraggiosamente Amendola. I lavoratori in Italia stavano con “Turati, Treves e D’Aragona, i riformisti. Non con i comunisti. Il carattere “provvidenziale”, che comunque il comunista Amendola, attribuiva alla scissione di Livorno fu nell’aver forgiato un nucleo eroico, un partito decisivo nella resistenza al fascismo. Ma Amendola non si nascondeva che questo “eroismo” venne dopo 20 anni di dittatura fascista e una guerra mondiale. La scissione in se’ fu, insomma un errore storico. Gli “ideali di gioventu”, direi a Bersani erano quelli, per chi come noi fu giovane nel Pci, furono quelli di riparare all’errore di Livorno, all’errore della scissione. Non a caso il partitomdi Togliatti, in cui militammo da giovani, si denomino “partito nuovo” nel 1945. Che combatte’ ogni idea di scissione, a cominciare dall’unita’ antifascista. Il Pci era l’antiscissione. Si proclamava nazionale, unitario. Il Pci combatteva decisamente le “operazioni nostalgia”. Ci siamo formati, come giovani comunisti italiani, nella feroce polemica quotidiana con l’estremismo nostalgico e il settarismo di sinistra. L’ideale della mia gioventu’ era di unire la sinistra non di scinderla. E fun in nome di questi “ideali unitari” che maggioranza degli iscritti al Pci nel 1991, decise la svolta del cambio del nome “comunista”. Voi c’eravate, cari Bersani e D’Alema, fu un errore quel cambio? Avevano allora ragione Cossutta e Bertinotti? Siete arrivati a questo? Quella svolta io la rivendico come un “nostro”‘meraviglioso “ideale di gioventu”! Non era un maquillage. E non era solo costrizione dovuta al “crollo del Muro di Berlino”. No. C’era passione. E c’era futuro. Essa, ce lo dicevano gli stessi titolari della Ditta, serviva a rimuovere il fallimento del Pci: non essere riuscito a costruire una democrazia compiuta. E in cui la sinistra potesse, finalmente, diventare maggioritaria e di governo. Questo fallimento aveva nuociuto all’Italia: le aveva impedito di realizzare le riforme del “benessere socialdemocratico” e aveva eternizzato istituzioni vecchie e tare secolari irrisolte. Era un ideale di gioventu’ anche quello del 1991: costruire una sinistra nuova, di governo. Da questa svolta nacque la strada che portera’ al Pd. Che non fu un invenzione di Renzi ma vostra. E che doveva superare, vi ricordate. le divisioni del 900, quelle delle scissioni in nome di ideologia di appartenenza: comunisti, socialisti, riformisti e cattolici o democristiani di sinistra. Oggi voi ripetete l’ultimatum del Comintern per la scissione del 1921: ” cacciate i riformisti ( Renzi) o ce ne andiamo”. State ripetendo, in piccolo ovviamente data la vostra statura politica e culturale (a Livorno c’era Gramsci non Emiliano o Speranza), l’errore che Amendola imputava alla scissione dei “comunisti” ( e che Togliatti riparo’ nel 1945) Vi sognate di andare a sinistra. Vi sveglierete, cantando Bandiera Rossa, con l’Italia a destra. Auguri.

Si scindono dalla storia

Siamo davvero al sesso degli angeli. Si puo’ giustificare una scissione con il tema delle date del voto o del congresso? Se Renzi, che ha gia’ dovuto, parzialmente, cedere sulla data del voto ( ha detto, ovviamente, “la data non la decido io ma il Capo dello Stato”) dicesse “il congresso a dicembre” di colpo il Pd tornerebbe unito? Non scherziamo. Il Pd e’ diviso da una questione politica sostanziale. Non di date. E ormai si e’ portata tale divisione ad un punto di non ritorno. E non per colpa di Renzi. Quello che divide il Pd e’ Renzi e la sua linea politica, programmatica e di atti di governo ( riforme). Lo dicono apertamente i capi della minoranza. Ma si fa finta di non sentirli. E si pretende di sminuire tutto a ragioni di carattere di Renzi e di date che propone. Che ipocrisia. Renzi esprime una linea politica di centrosinistra e non di solo sinistra. La minoranza Pd, a mio avviso piu’ per dare un’identita’ politica al suo malessere che per ragioni oggettive e reali, ha deciso di contrastare Renzi in nome di una ( inventata) battaglia di sinistra e di “mostrificazione” del centrosinistra di Renzi ridotto ( ovviamente ) a destra( sic). E’ come quando i comunisti accusavano i socialisti di socialfascismo perche’ parlavano di riforme invece che di rivoluzione. E’ una psicologia radicata nella sinistra-sinistra: dipingere chi e’ piu’ vicino come il piu’ pericoloso. Renzi puo’ essere criticato nel merito di tante cose. Ma esprime una linea, di centrosinistra, che era la novita’ ( promessa) del Pd: quella per cui nacque dalle ceneri della sinistra postcomunista e del popolarismo postdemocristiano. Ora questo non va piu’ bene a D’Alema e compagni? Pare di no. ma di questo si tratta: loro rompono su una linea politica e programmatica. Non sul carattere del segretario come si vuole sminuire. E’ un dilemma tipicamente congressuale, allora, quello che divide il Pd. Perche’ si contrasta la data allora? Dicono: “dobbiamo prepararci”. Ma a che? Non avete gia’ detto tutto sul contrasto di linea che vi oppone a Renzi? Portatelo alla luce nel congresso e contatevi. La verita’? Io temo che loro non siano sicuri di se’. Temono che Renzi li batta in un congresso. E loro non sprebbero che fare: se ne vanno o restano minoranza? Nell’attesa si erano fatti, forse, qualche calcolo sulla legge elettorale ( e sui numeri di eletti che comporterebbero le varie ipotesi in campo). E’ per questo che vogliono che tutto ritardi: la data del congresso o la data del voto. Si vuole sapere con che legge si votera’. Una sola cosa la minoranza ha chiaro: non vuole piu’ convivere con Renzi. “O lui o noi”, cosi’ l’hanno messa. Sbagliando. Che deve fare Renzi? Abbozzare? Ovvio che deve giocare le sue carte. Ma messo cosi’ lo scontro nel Pd e’ senza via d’uscita. Occorrerebbe un patto politico che dica: “chiunque perda non se ne va”. Ma state certi: la minoranza non lo firmerebbe. Temo che abbiano capito che il congresso lo perdono. Renzi non e’ un alieno. Il Pd e’ gia’ molto di Renzi. Ma non perche’ ha comprato gli iscritti o gli elettori. Perche’ questo partito e’ gia’ e da anni di centrosinistra e non piu’ di sinistra e basta. Era l’identita’ riformista sottoscritta, da 20 anni, anche da Bersani, D’Alema, gli ulivisti. E Renzi gli ha dato solo un elenco di riforme. Come doveva essere. Chi rompe il Pd, in nome di una sinistra che nessuno dice cos’e’ e dove sta, rompe con una storia di 20 anni. Non e’ Renzi l’alieno. 

Contatevi ma fatela finita

Il capolavoro del Pd: nel giro di sei mesi ha annullato e compromesso la realta’ di un decennio. Dalla fine politica del berlusconismo all’avvento di Renzi il Pd, con tutti i limiti, e’ sembrato il perno indispensabile del governo del paese: l’ultimo partito di massa e partito-stato organizzato del panorama italiano, si e’ detto per molto tempo. Bersani segretario , ricordo, lo ricordava con convinzione. Il Pd e’ sembrato dovesse incarnare la stabilita’, la governabilita’ e la continuita’ di governo inesorabilmente. Il Pd e’ stato, per un decennio, la forza potenzialmente centrale della politica italiana. Renzi, negli ultimi tre anni, ha aggiunto una forte impronta programmatica e riformatrice. E’ sembrato davvero che il Pd potesse guidare anche una stagione riformista. E soprattutto realizzare la riforma chiave e di sistema per uscire dalla crisi italiana ( compresa la stagnazione economica): la governabilita’ e la stabilita’ dei governi. Il resto e’ chiacchiera: senza stabilita’ dei governi ed efficienza delle decisioni l’Italia diventera’ il vaso di coccio in Europa e nel mondo. Era davvero una buona condizione quella del Pd. Ora e’ tutto cambiato: il Pd, a sorpresa, puo’ morire. La vicenda del Pd rischia di passare come il piu’ incomprensibile e demente dei suicidi e degli auto-da-fe’ della storia della politica italiana in un secolo: un partito-stato in salute che si uccide per ignavia. Il dramma e’: si puo’ evitare di precipitare? Con o senza scissione il danno e’ stato gia’ fatto. Gia’ oggi il Pd e’ un partito orribilmente dilaniato, ingovernabile, indebolito. E avviato, scissione o non scissione, ad aumentare la guerra civile interna. Si discute solo la data di una resa dei conti, aprile, settembre, dicembre : le date del congresso del Pd. I congressi servirebbero, in teoria, a posizionare un partito di massa per vincere le elezioni. Il Pd lo fara’ (se lo fara’) solo per esibire la sua guerra civile interna. La verita’ e’ che l’avvento di Renzi, nelle modalita’ con cui e’ avvenuto, e’ stato vissuto come, esso stesso, una scissione. La minoranza non e’ stata capace di elaborare il lutto e di pensare in grande: all’Italia, alle riforme e alla funzione centrale del Pd. Ha pensato alla rivincita. La scissione nei fatti e’ in atto da tre anni. Il Pd e’ da tempo l’apparenza di un partito. In realta’ e’ fatto di due partiti opposti, gia’ oggi. E, forse, tre o quattro. Una babele. Il congresso, diciamoci la verita’, potrebbe sancire soltanto la scissione. Occorrerebbe che il congresso fosse altra cosa da quello che si prefigura: un patto ri-costituente tra le due anime del Pd. Per rilanciare la centralita’ del Pd. Ma la minoranza e’ mossa da una pregiudiziale: liberarsi di Renzi. Messo cosi’ il confronto interno e’ destinato a crescere in distruttivita’. La situazione sembra essere senza via d’uscita. Forse non resta altro che rassegnarsi alla realta’: contarsi. E poi sperare…Le meline, fuori dal calcio, uccidono.  

Forza Macron 

La sinistra del Pd sconcerta per l’assoluta vecchiezza e inconsistenza della proposta politica. Loro non vedono il nemico reale. E si attardano in una lettura distorta della realta’ che spinge  il Pd su una deriva rovinosa e perdente, in termini di proposta elettorale e di alleanze o coalizione. Ieri Cuperlo, al termine della solita tiritera sulle procedure interne, congresso ecc, se n’e’ uscito con il solito allarme sul “pericolo” della destra. Ma quale pericolo? La minoranza Pd perpetua il quadro politico di vent’anni. Che e’ vecchio, vecchissimo. Come l’eta’ di Berlusconi. La dialettica politica in Europa ( e nel mondo occidentale) e’ cambiatta. La vittoria di Trump e’ epocale. E dara’ forza in Europa al nuovo nemico: il populismo. Che non e’ la vecchia destra. Ma un concentato, reazionario, di pulsioni, rivendicazioni, obiettivi regressivi e dissolutivi di valori della tradizionale dialettica politica europea. La Francia esemplifica la realta’ del “nuovo nemico”. Non e’ piu’ la vecchia destra. Che sta tristemente naufragando anch’essa, insieme alla vecchia sinistra. Le Pen non e’ “destra”. Raccoglie il meglio ( si fa per dire) , ad esempio, delle idee sociali ed economiche della sinistra radicale. Come fa Trump: antiglobalizzazione, protezionismo, antiliberismo, assistenzialismo sindacale ecc. Le Pen unisce davvero estrema destra ed estrema sinistra. Noi chiamiamo il fenomeno politico “populismo”. Ma e’ un termine provvisorio. Sta nascendo una forza politica che, con Trump, riceve un endorsement mondiale. E direi epocale. Le Pen ha reso chiaro che la dialettica non e’ piu’ tra destra e sinistra ma tra due cose nuove. Da un lato quello  che chiamiamo populismo (o trumpismo) e dall’altro, quello che dovremmo chiamare un’alleanza repubblicana. Il populismo potrebbe vincere in Francia. La sinistra francese, dopo aver fallito la prova di governo, si e’ arresa. Si e’ rintanata in una riserva minoritaria, rinserrandosi nelle vecchie e chimeriche certezze ideologiche. E si illude di inseguire i populisti blandendoli o copiandone le ricette. Come per Cuperlo in Italia, per la sbriciolata sinistra francese il nemico e’ la destra, non Le Pen. E’ cosi’ diventeranno irrilevanti. Occorre avere il coraggio di Macron: dare una piattaforma riconoscibile, un’alternativa di valori avversa al populismo, che raccolga una parte vasta di elettori, ancora maggioritaria, che teme la deriva populista. Che ritiene una iattura lo sbriciolamento dell’Europa, la deriva isolazionista, nazionalista, fobica, autarchica, antimodernista del populismo. E questa maggioranza antipopulista e’ fatta non dei soli elettori della vecchia sinistra. Rendetevi conto,caro Cuperlo: con la sola sinistra il populismo stravince. In Francia con il solo partito socialista che scivola a sinistra, stravincerebbe Le Pen. Se non ci fosse Macron. Occorre una nuova leadership antipopulista. Che parli un linguaggio unitario, europeista, di forza tranquilla liberale e riformista. Che possa essere votata dagli elettori moderati, dalla vecchia sinistra di governo e dalla vecchia destra di governo. Non dalla vecchia e inconsistente sinistra e destra radicali. Ormai scheggia della galassia populista. In Italia siamo allo stesso punto che in Francia: il populismo trumpista puo’ vincere. E Cuperlo si attarda, come un fossile, a parlare del “pericolo di destra”. Intendendo ancora l’avversario di 20 anni fa. Aggiornatevi signori della nostalgica sinistra fossile: il nemico e’ cambiato. E, ma questo vale per tutto il Pd, non blanditelo e non accarezzatolo. Ma guardatelo negli occhi e attrezzatevi a combatterlo. Imparate da Macron e non da Hamon. E soprattutto ricordatevi: noi un Macron l’avevamo. Era Renzi. Se ne ricordi, innanzitutto, Renzi.